Autunno e spiritualità nel Nord Europa: il tempo sacro dell’Haustblót

Autunno e spiritualità nel Nord Europa: il tempo sacro dell’Haustblót

Novembre 8, 2025 0 Di Sigridr Hrafnadís

L’autunno ha sempre rappresentato un momento di transizione stagionale ma anche spirituale e esistenziale molto significativo.
Per gli antichi popoli del nord europa iniziava con il mese di Haustmánuðr, che significa letteralmente “mese autunnale” o “mese del raccolto”, è il sesto e ultimo mese della stagione estiva “nòttleysi” (“senza notte”) e corrisponde al periodo che va dal 15 settembre al 14 ottobre nel calendario gregoriano.
 In Haustmánuður avveniva il completamento del raccolto di cereali come avena e segale, oltre alla raccolta di frutta e bacche come mele e mirtilli, e altri ortaggi. Era il periodo dedicato alla conclusione delle attività agricole estive e alla raccolta finale.

Il raccolto veniva considerato un vero e proprio atto sacro in quanto i frutti della terra erano doni degli dèi, in particolare di Freyr, dio della fertilità e della crescita vegetale. 
Il completamento fruttuoso del raccolto, dunque, rappresentava una benedizione divina e la garanzia (sempre incerta) della sopravvivenza invernale.

 Durante Haustmánuðr avvenivano le celebrazioni pubbliche dell’Haustblòt, ovvero il “sacrificio di autunno” un vero e proprio atto di reciprocità sacra, in cui si ringraziavano gli dei e gli spiriti della terra per i doni ricevuti e si chiedeva protezione per l’inverno imminente.

L’Haustblot veniva celebrato tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre e spesso corrispondeva all’equinozio di autunno (21-23 settembre). Tuttavia non aveva una data fissa universale in quanto il calendario degli antichi popoli norreni era lunisolare e dunque la data poteva variare sia da comunità a comunità ma anche di anno in anno.

La celebrazione avveniva in spazi sacri specifici quali gli “hòf”, ovvero templi o strutture chiuse, tra i quali ricordiamo il tempio di Uppsala in Svezia, oppure negli “horgr”, degli altari sacrificali in pietra costruiti in boschetti sacri o luoghi naturali dal potere particolare.
 Il cuore pulsante dell’Haustblòt era il sacrificio rituale degli animali, venivano scelti i capi migliori tra maiali, cavalli o bovini. Offrire agli Dei la parte più preziosa del proprio bestiame era considerato un gesto di profonda devozione e una garanzia di prosperità per la stagione invernale.
 Una volta avvenuta l’uccisione e la macellazione rituale dell’animale di fronte a tutta la comunità, veniva raccolto il sangue (hlaut) all’interno di una coppa cerimoniale (hlaut-bollar) e, per mezzo di un “frustino” fatto con rami e foglie di betulla, veniva asperso sui partecipanti al rito, sull’altare, statue di divinità e sulle pareti dell’hof. In questo modo si riceveva la benedizione degli Dei Freyr, Thor, Freya e Odin ma anche la forza vitale dell’animale.
 Il sangue veniva dunque visto non solo come un simbolo di vita ma come elemento magico-sacrale in grado di portare fertilità alla terra, forza rinnovatrice per le persone e per i raccolti ma anche una barriera contro le influenze ostili. Proprio per questo motivo era molto importante che il sangue dell’animale offerto appartenesse a un esemplare sano e scelto, in modo che la “potenza” trasferita fosse la più pura e forte possibile.
 La carne dell’animale veniva poi preparata e cucinata in grandi pentoloni rituali riscaldati da pietre roventi e servita nel grande banchetto che coinvolgeva tutta la comunità. Consumare il cibo dedicato agli Dei rappresentava un vero atto di comunione con loro, di protezione e benedizione, ma non solo, in questo modo venivano consolidati ulteriormente i legami in tutta la comunità.
 Il banchetto era inoltre accompagnato da fiumi di birra e idromele, con brindisi solenni in onore agli Dei, agli antenati e alla comunità stessa.
 Si trattava di un momento rituale molto importante in cui l’organizzatore del blòt (il goði o lo jarl) dedicava la prima “coppa rituale” a Odin e successivamente Njord e Freyr, il secondo brindisi con la “bragarfull” (“coppa delle promesse” o “coppa migliore” o “coppa di Bragi”) e venivano fatti dei giuramenti o delle promesse, mentre il terzo brindisi minni (ricordo o memoria), veniva fatto con  il “minnis-horn” o “minnis-full” ovvero il corno o coppa della memoria in onore degli antenati o amici defunti .
 
 “Il fuoco era al centro del pavimento del tempio, e sopra di esso erano appesi i pentolini, e i calici pieni venivano passati attraverso il fuoco; e colui che preparava il banchetto, ed era un goði [‘capo’], benediceva i calici pieni e tutta la carne del sacrificio. E per primo il calice di Odino fu svuotato in segno di vittoria e potere per il suo re; poi, i calici di Njörd e Freyr per la pace e una buona stagione. Poi era usanza di molti svuotare il bragafull ; e poi gli ospiti vuotavano un calice in memoria degli amici defunti, chiamato minni [‘ricordo’].”
 Heimskringla – Saga di Hakòn il buono.

Lo stato di ebbrezza che ne derivava dalla bevuta aveva anch’esso una valenza rituale, non si trattava solo di convivialità, ma era un modo per favorire ulteriormente la connessione con il divino e la visione profetica.

 l’Haustblót rappresentava dunque molto più di una semplice festa: era un atto religioso complesso e articolato attraverso il quale gli antichi popoli nordici rinnovavano il loro patto con le forze divine, celebravano il ciclo della natura, e assicuravano collettivamente la sopravvivenza e la prosperità della comunità nei difficili mesi a venire.

Fonti e riferimenti bibliografici
Edda poetica
Edda in prosa -Snorri
Dictionary of Northern Mythology – Simek
Gli dei vichinghi. Religione e miti di un popolo guerrieroEdward Oswald Gabriel Turville-Petre