Frau Holle l’antica regina dell’inverno

Frau Holle l’antica regina dell’inverno

Dicembre 27, 2025 0 Di Sigridr Hrafnadís

Introduzione
Etimologia
Nel Grembo di Holda e Hel
Holda, la signora dei pozzi e delle acque
La Signora della filatura
Holda, Frigg e Saga
La Signora della Caccia Selvaggia
Conclusioni

È la Signora Bianca dell’inverno, avvolta in vesti candide come la neve, sorveglia il passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo durante le Rauhnächte  (Dodici Notti) e governa la soglia tra il mondo dei vivi e il regno sotterraneo custodendo il ciclo dell’acqua e della fertilità della terra.
 Frau Holle è una divinità dal duplice volto, capace di manifestarsi come la splendente “Dama Bianca” che protegge il focolare e le nascite, o come la temibile guida della Caccia Selvaggia, che accoglie le anime dei non nati e defunti nel suo grembo. È la custode delle arti femminili, in particolare della filatura, e incarna l’etica del lavoro e dell’ordine cosmico: il filo che le sue devote tessono non è solo lino, ma una metafora della vita e del destino.

Etimologia

Conosciuta nelle fonti antiche come Holda la “Benigna” o la “Nascosta”  non è un semplice spirito fiabesco, ma è l’ultima e tenace metamorfosi di una Grande Dea arcaica della tradizione germanica pre‑cristiana la cui venerazione ha attraversato i millenni radicandosi profondamente dalla Turingia alle Alpi, dalla Renania fino alle valli dell’Alto Adige. Il suo nome Holda (o HolleHulda) deriva dal proto-germanico hulþaz, che significa “graziosa, gradevole, fedele, comprensiva” legato al medio-alto tedesco hulde e all’antico alto tedesco huldī (cordiale), con radici indoeuropee in kel- (“inclinare, coprire”).
Questa radice linguistica si ritrova anche nelle lingue scandinave: il danese e lo svedese huld (“gentile, grazioso”), l’islandese hollur (“fedele, leale”).

La figura presenta inoltre numerose varianti regionali che riflettono la vastità della sua area d’influenza: in Austria e nella Germania meridionale è nota come Perchta o Berchta, «La splendente» (dall’antico alto tedesco beraht/bereht «brillante» e dal proto-germanico *berhtaz «luminoso»), mentre altrove assume i nomi di Frau Gode, Wode, Elde, Harke, Freke, Frick, e nei Paesi Bassi Houwvrouw.

Nel grembo di Holda e Hel

Jacob Grimm  collega il nome Holda a termini come hold (“incantevole”) e Höhle (“grotta”), evocando dimore sotterranee, mentre l’assonanza con Hölle (“inferno”) e il norreno Hel suggerisce un legame con il regno dei morti, trasformato in connotazione negativa dal cristianesimo.
 Pare inoltre sia correlato con il norreno antico hylja, che vuol dire “nascondere/coprire” e anche questo sembra legare il suo nome a Hel (-kel/haljo). L’assonanza tra Holle e Hel non appare dunque casuale, ma riflette una comunanza di fondo che trascende l’etimologia per addentrarsi nel dominio del simbolico.
  Entrambe le figure condividono il tema dell’occultamento e della dimora sotterranea, ma anche un potere liminale, situato tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Hel – Jonna Mäntylä

Dal punto di vista etimologico, le radici del nome di Holda, tra le quali hulþaz (“benevola, protettrice”) e hylja (“nascondere, coprire”), rimandano a un archetipo femminile che vela, nasconde ma allo stesso tempo preserva.
Allo stesso modo, Hel, derivante dal proto-germanico haljō (da kel- “nascondere”), incarna la dimensione del “nascosto” come luogo dell’occultamento dei morti, non di pena o dannazione come poi imposto dalla cristianità. Nel folklore tedesco, Holle raccoglie le anime dei bambini non nati, nati morti o morti prematuramente, funzione che la avvicina direttamente al ruolo di Hel come custode e madre delle anime.

Entrambe le figure appaiono dunque come signore del mondo nascosto, custodi di un regno sotto la superficie, che sia la terra, la grotta o l’“underworld”
 Incarnano il principio della dualità: giovane e anziana, luminosa e oscura, vita e morte e agiscono come divinità liminali.
 
 Se la cristianizzazione portò a un progressivo oscuramento della figura di Hel, riducendola a simbolo infernale, la Frau Holle del folklore germanico mantiene invece i tratti benevoli della Signora dell’Oltremondo, personificazione del ciclo eterno di morte e rinascita, collegata ai culti domestici, alla tessitura del destino e che presiede al riposo invernale della natura e delle anime, inteso non come fine ma come pausa necessaria per una nuova fioritura.

Holda, Signora dei pozzi e delle acque

Holda dimora tra le acque nascoste del sottosuolo, là dove le sorgenti custodiscono la memoria della terra. Pozzi, stagni e sorgenti sono i varchi del suo regno: punti di contatto in cui la vita scende, si dissolve e torna a rinascere.
  Nelle culture germaniche, queste acque profonde si credeva fossero luoghi di comunicazione con il mondo invisibile, cavità sacre in cui la comunità stabiliva un dialogo con la divinità della fertilità attraverso la deposizione rituale di offerte quali fusi, ruote solari, semi e manufatti femminili, simboli dei cicli agricoli e cosmici.

Frau Holle Teich

Sul monte Hohe Meißner, in Assia, la memoria di Holda rieccheggia nel suggestivo Frau Holle Teich, un piccolo lago profondo nei pressi del villaggio di Schlitz, nella Turingia. Le leggende narrano si tratti dell’ingresso visibile al regno sotterraneo della Dea e si dice che, sotto le sue acque profonde, si levi il “castello d’argento” di Holda dove le anime dei non nati e dei defunti attendono di essere “riconsegnate alla luce”.
 Secondo il folklore locale, da questo stagno ha origine inoltre un corso d’acqua intermittente noto come il “Holze” (un nome che preserva chiaramente il collegamento linguistico con la Dea). L’acqua di questo stagno era considerata magica, e le tradizioni riferiscono di giovani donne che vi si immergevano durante la notte per acquisire poteri magici, per guarire da malattie e per propiziare la fertilità.


 Intorno al Meißner si trovano i numerosi Kinderbrunnen (“pozzi dei bambini”), sorgenti e fonti votive in cui, fino al XIX secolo, le donne si recavano per implorare fertilità o protezione per i neonati.
  Nelle credenze popolari, era proprio dalle acque di questi pozzi che Holle “donava” le anime dei bambini. Si credeva infatti che le anime dei non-nati dimorassero nelle sue acque sotterranee, custodite dalla dea in attesa di incarnarsi, come in un grande utero.

Quando una donna desiderava un figlio, si recava al pozzo sacro di Holda per «pescare» un’anima. scandendo il passaggio fra il mondo invisibile e quello umano.
Le levatrici usavano gettarvi dei fili o aghi d’argento per richiamare le anime dei neonati, se il filo ritornava a galla intatto allora il bimbo sarebbe sopravvissuto.
 Le donne sterili invece immergevano nastri rossi e fiori di ruta, chiedendo alla Dea di risvegliare il grembo recitando la formula “Holda, gib mir ein Kind, so schön wie dein Teich ist tief” (Holda donami un bimbo tanto bello quanto è profondo il tuo lago) oppure le domandavano di accogliere in pace le anime dei nati morti. Le anime dei bambini morti prematuramente non andavano perdute, ma ritornavano nel grembo liquido della dea, chiudendo un ciclo perfetto di rigenerazione. L’acqua di Holda è dunque acqua uterina: il liquido amniotico della Terra stessa.

Hollstein

Analogamente, le HollSteine disseminate nell’Assia, nella Bassa Sassonia e in Turingia testimoniano la continuità di un culto rupestre arcaico. Si tratta di grandi pietre erratiche o blocchi di arenaria con incisioni spiraliformi o figure serpentine, spesso associate a sorgenti o bacini naturali. Il serpente, che appare inciso su molte di esse, era nell’immaginario germanico antico il simbolo della potenza tellurica e del rinnovamento, ma anche manifestazione della divinità ctonia.
 Attraversa i confini, muta pelle, scende e risale come l’acqua e come l’anima: la sua presenza rimanda a Holda come signora dei cicli vitali, che unisce nascita e morte, oscurità e rinascita.
 Sono dunque spiriti della rigenerazione, “guardiani del pozzo” e custodi delle acque profonde, ’immagine stessa dell’acqua che scorre sotto terra.  

Le acque del Hohe Meißner erano anche considerate oracolari: durante le Rauhnächte, si osservavano i riflessi del lago o i suoni provenienti dai pozzi per trarne presagi sull’anno a venire.
  Questa forma di idromanzia germanica, sopravvive nella memoria delle veggenti rurali che “leggevano” i moti dell’acqua o le increspature del ghiaccio come segnali inviati dalla Dea. L’acqua fungeva come da specchio tra i mondi, una superficie riflettente in cui l’occhio umano poteva scorgere il volto della dea o le immagini del destino.

Così, nell’antico territorio del Meißner, i pozzi, le pietre e i laghi dedicati a Holle formano un paesaggio sacro unitario. Qui la Dea non è solo Signora dell’Inverno, ma anche Madre dell’Acqua e del Destino, colei che custodisce l’origine e il ritorno della vita nelle oscure vene del mondo e Dea della chiaroveggenza, custode di un sapere che sale dalle profondità come acqua oscura e che si rivela a chi sa guardare oltre la superficie.

La signora della Filatura

Holda è intimamente legata alla filatura, attività sacra che nelle tradizioni popolari simboleggiava il controllo sul destino e l’ordine morale del cosmo domestico. È la protettrice delle donne che filano con diligenza, giudice severa di chi trascura il lavoro, custode di quell’armonia invisibile che lega la casa alla fertilità della terra.
 Il fuso e la rocca, nelle sue mani, non sono semplici strumenti artigianali ma simboli del tempo umano: ogni filo filato con cura, ogni rocchetto ben ordinato diventa immagine della vita ben spesa, mentre il disordine attira punizione divina.

Il fuso stesso, nella sua forma verticale, sembra richiamare l’immagine dell’axis mundi: il bastone centrale attorno a cui si avvolge la spirale del filo, come le stelle ruotano attorno al polo celeste notturno. Questa corrispondenza tra movimento celeste e filatura, centrale ad esempio nel Mito di Er nella Repubblica di Platone, dove il fuso della Necessità regge le sfere celesti, proietta sul piano domestico il ritmo stesso della volta stellata, unendo il tempo umano all’eternità cosmica.
 Non stupisce dunque che, durante le Rauhnächte, filare fosse proibito! I fusi dovevano restare fermi, i rocchetti pieni, il lavoro completato prima del solstizio.
Disturbare la Dea in questo periodo liminale, quando il velo tra i mondi si assottiglia, significava confondere il ritmo del cosmo e attirare sfortuna sull’anno nascente.
 Al contrario, una casa pulita, filati ordinati e il rispetto dei tabù erano segni di devozione che garantivano il favore di Holle: benedizione sui raccolti, sugli animali domestici e sulle nascite future.

Holda, Frigg e Saga

 Jacob Grimm, nella sua Deutsche Mythologie (1835), suggerì che Holda “non può essere altro che un epiteto della benevola Fricka (Frigg)”, condividendone i tratti di “matrona domestica e signora del fuso”.
Nei dialetti dell’area tedesca centrale, osserva Grimm, i nomi Frau HuldeFreke e Fricka ricorrono con la stessa funzione, a indicare una continuità tra la Frigg nordica e la Holda continentale.
 Come Holda, Frigg conosce il fato di tutti gli esseri ma lo custodisce in silenzio, presiede all’ordine domestico e alla filatura.
Entrambe le figure possiedono dimore acquatiche: Frigg risiede a Fensalir (“Sale delle Paludi”), un luogo immerso nelle acque stagnanti che, nella cosmologia nordica, rappresentano soglie verso il regno dei morti e portali per la divinazione.
 I pozzi e gli stagni di Holda rispondono alla stessa funzione simbolica, sono i luoghi dove il mondo sotterraneo affiora in superficie, dove l’acqua oscura diventa specchio del fato e passaggio per il suo regno.
 ​Le dimore acquatiche mi hanno fatto pensare anche a un altra divinità intimamente legata a Frigg, ovvero Saga, figura enigmatica della mitologia norrena che dimora a Sökkvabekkr, il luogo delle “Panche Affondate” o “Ruscello Sommerso”, un salone dove “fresche onde risuonano” e dove ella beve quotidianamente idromele con Odino da coppe d’oro.

Sökkvabekkr heitir inn fjórði,
en þar svalar knegu unnir yfir glymja;
þar bau Óðinn ok Sága drekka um alla daga
glöð ór gullnum kerum.
(Grímnismál 7)

“Il quarto [luogo] si chiama Sökkvabekkr,
dove onde fredde risuonano sopra;
lì Odino e Sága bevono ogni giorno,
lieti, da coppe d’oro.”
(Grímnismál 7)

Sökkvabekk (immagine generata con AI)

La studiosa Britt-Mari Näsström ha proposto che Sága sia semplicemente un altro nome di Frigg (e ne sono fermamente convinta anche io) e che entrambe le sedi, Fensalir e Sökkvabekkr, rimandino a una dea che “vive nelle acque”, proprio come Holda.
 Questa sovrapposizione tra Frigg, Sága, Hel e Holda rivela dunque la persistenza di un archetipo femminile primordiale che attraversa tutto il mondo germanico: la Grande Dea delle Acque, della Terra e del Destino, che fila i fili della vita, governa i cicli di morte e rinascita, dimora nelle profondità umide del cosmo e custodisce il sapere che sgorga dalle sorgenti ctonie.

La signora della Caccia Selvaggia 

ÅsgårdsreienPeter Nicolai Arbo (1872)

Oltre al ruolo di protettrice domestica, Holda è la conduttrice della Caccia Selvaggia (Wilde Jagd o Wütendes Heer, “Esercito Furioso”), quel corteo spettrale di anime urlanti che attraversa il cielo tempestoso nelle notti tra Natale ed Epifania. Questo aspetto terrifico della Dea riflette la sua natura ctonia: colei che accoglie i morti nel grembo della terra è anche colei che li conduce attraverso il buio, guidandoli verso la trasformazione.
 Le testimonianze folkloriche descrivono Holda alla testa di un corteo notturno insieme a Wotan/Odino, cavalcando le tempeste con una schiera di spiriti disincarnati, animali selvaggi, donne estatiche (Hexen, “streghe”) e le piccole anime dei bambini morti prematuramente, non battezzati o nati morti, che ella accoglie nel suo seguito come luci tremolanti nel buio.
 La tradizione popolare diceva che chi udiva il fragore del corteo doveva chiudersi in casa e non guardare, pena essere trascinato via o colpito da malattia; al contrario, chi lasciava offerte sulla soglia (pane, latte, birra) riceveva protezione e abbondanza per l’anno nuovo.
 Come scrive Carlo Ginzburg in I Benandanti (1966), Holda è “dea della vegetazione, e quindi della fertilità, e guida della Caccia Selvaggia”, unendo il ruolo di nutrice terrena a quello di psicopompa notturna. Per garantire i raccolti futuri, la Dea deve prima raccogliere i morti dell’anno e restituirli, purificati, alla ruota del tempo.

Durante le Rauhnächte, Holle guida le anime dei defunti dell’anno verso una “stanza da bagno” (Badestube) nascosta sotto il Frau Holle Teich, dove vengono immerse nell’acqua fredda e lustrale, lavate dalla memoria terrena e preparate alla rinascita. Questo bagno rituale richiama i riti di purificazione indo-europei legati ai culti acquatici della fertilità: l’acqua non cancella l’anima, ma la “rinfresca”, la rigenera, la rende pronta a tornare nel mondo dei vivi.
  In questo senso, la Caccia Selvaggia è una metafora della tempesta invernale stessa: il vento che spazza via il vecchio anno e prepara la terra per il nuovo seme.
 Alcuni studiosi hanno suggerito che questo mito conservi la memoria di antichi riti estatici femminili, in cui gruppi di donne si riunivano durante le Dodici Notti per danzare, entrare in trance e “volare” simbolicamente con la Dea, garantendo fertilità alla comunità.
  Il Canon Episcopi (XI secolo) condanna queste pratiche come “illusioni diaboliche”, menzionando esplicitamente donne che credevano di cavalcare di notte con “Diana” o “Holda”.
 La repressione ecclesiastica trasformò dunque la Dea in strega e il suo corteo in sabba demoniaco, ma il nucleo arcaico sopravvisse: Holda come Signora della Soglia, che attraversa i confini tra vita e morte, ordine e caos, inverno e primavera.

Dalle acque del Meißner ai pozzi votivi, dai fili della filatura alle tempeste delle Rauhnächte, la figura di Holda attraversa i millenni dell’immaginario europeo.
 In lei sopravvive una concezione antichissima della divinità: la vita e la morte, la luce e l’ombra, il sopra e il sotto non come opposti inconciliabili ma come poli di un unico respiro cosmico.
 Lei è Madre, tessitrice, signora delle anime, delle acque e della neve, incarna l’idea che l’ordine del mondo si mantenga solo se l’umano riconosce e rispetta il ritmo naturale del mutamento.

La cristianizzazione ne ha purtroppo frammentato e inquinato l’immagine, trasformandola in fata, strega o spirito invernale; eppure, il suo nome continua a riecheggiare nei toponimi, nei rituali rurali e nelle leggende alpine. Sotto la veste bianca della vecchia inquietante ma buona della fiaba dei Grimm continua a vibrare la memoria di una Grande Dea ctonia, signora dell’acqua, del destino e delle soglie: colei che filò il mondo, lo ripiega nell’inverno e lo restituisce alla luce con l’arrivo della nuova stagione.

Bibliografia
 https://www.naturparkfrauholle.land/frau-holle/sagen-mythen/sagenorte-der-frau-holle/weitere-sagenorte
 https://www.bad-sooden-allendorf.de/urlaub/sehenswertes/hoher-meissner
Ullrich R. Kleinhempel in Divination: Mother Holle as Goddess of Seerdom (1992)
https://www.kosmosjournal.org/kj_article/a-cosmic-twist/
Grimm, Deutsche Mythologie, 1835,
Motz, The Winter Goddess, 1984
Näsström, Britt-Mari. 1995. Freyja: The Great Goddess of the North.
http://www.goettin-holle.de/Die-Hollsteine.html